domenica 1 marzo 2015

Le macchine, certo, ma anche la zappa

Transitavo per via San Vitale di ritorno da Settecomuni dove mi ero recato per riprendere la trebbiatura del seme di radicchio in casa Michieletto, quando ai bordi della strada vidi una scena d’altri tempi. Quattro persone, chiaramente un gruppo familiare, che zappando di buona lena avanzavano disposte a ventaglio su un campo di radicchio rosso.


10 settembre 2013. Zappatura manuale del radicchio rosso.
(Fotogramma da video)

Non potei non fermarmi. 
Ma come? In una campagna così curata, coltivata secondo gli ultimi dettami della tecnica e con l'ausilio della chimica c'è ancora bisogno di una operazione antica quale la zappatura a mano, come avevo fatto tante volte di persona a casa mia, tanti anni fa, prima del diserbante?  
La disposizione del gruppo di zappatori mi ricordava quella di una foto vista in un articolo scritto nel 1929 dall'agronomo Evaristo Jelmoni sulla Gazzetta del Contadino.



1929. Raccolta manuale del radicchio rosso di Treviso.
(Famiglia Lorenzo Favaretto, Dosson)

Accostai. Superai il largo fossato fortunatamente asciutto e aggrappandomi al giovane fusto di un'acacia mi arrampicai sulla riva.
Eccomi sul campo, un po' ansimante. 
Mi accolgono lunghissime file parallele di radicchio in piena vegetazione, di un bel colore verde e in qualche parte tendente già al rossastro.
Gli zappatori avanzano con il sole sulla schiena. Riprendo la scena in controluce con la mia macchinetta. Il risultato è quello che è, ma rende l’idea di cosa voglia dire coltivare il radicchio. 
Anche oggi, nell'era delle macchine. 
(C.P. - 10.IX.2013)

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