domenica 1 marzo 2015

I Club 3P e la modernizzazione dell'agricoltura nell'ultimo dopoguerra. Testimonianza di Lino Rossi, Santa Cristina di Quinto, Treviso.

Lino Rossi è nato nel 1943 a Conscio di Casale sul Sile e risiede dal 1952 a Santa Cristina (Quinto di Treviso) dove l'intervista è stata registrata, in dialetto veneto di Treviso, sabato 24 agosto 2013.

Club 3P. Il simbolo dell'organizzazione contadina della DC viene innalzato 
nella piazza di Badoere da Lino Rossi, presidente provinciale di Treviso,
in occasione della Gimkana trattoristica nazionale. (1972 ca.)
 Foto tratta dal volume "Terra del mio paese", Giovanni Brotto, 1986 

Trascrizione in italiano del brano presente su You Tube

Ascolta l'audio


Dove hai sentito nominare il Club 3P. Tu eri un giovane contadino, agricoltore
Io ero un giovane coltivatore, però a quattordici anni facevo parte anche del movimento politico della Democrazia Cristiana. Prima c’erano le AcIi e io ero un consigliere anche di questa associazione, a Santa Cristina.
Ma il movimento delle Acli a me non interessava tanto, era politico-sindacale … però si partecipava anche alla sezione che c’era della Democrazia Cristiana.
Dove vi trovavate?
Come Acli sui bar, ci davano una stanza; come Democrazia Cristiana ci si trovava nelle sale della parrocchia di Santa Cristina. C’era un segretario di partito e noi giovani si partecipava, ci si inseriva. Mi ricordo sempre che c’era uno che diceva “ricordati che un voto vale una montagna, perché quello fa maggioranza e se tu perdi quel voto hai perso la maggioranza”. Ecco, ti preparavano già in un certo senso a quella che era la politica, ma anche ad amministrare. Si imparavano tante cose.
Chi era il segretario?
Lazzaro Alfredo, che poi era anche presidente di una cooperativa a Santa Cristina. Una cooperativa di consumo di cui erano soci anche mio papà e tutte quante le vecchie famiglie, Coloschi, ecc. Si sono fatte questa cooperativa di consumo, avevano comprato qualche attrezzatura, un trattore per arare le terre. Avevano cercato di iniziare una cooperativa, però dopo è stata un po’ rotta, non è più andata a termine.
Nel frattempo io crescevo, avevo sentito parlare di questi Club 3P e a quattordici anni sono entrato a farne parte.
C’era già, quindi, a Quinto
(Al minuto 01:49) Il Club 3P è partito nel 1956, in tutta Italia, e qua a Quinto è stato fatto subito. Io avevo 13 anni e sono entrato nel 1957, l’anno dopo. Ero piccolo, ma insomma…
Dov'era la sede?
Si faceva nelle osterie, non c’era un centro che ti avesse dato il comune, una sala disponibile; dopo sì ce l’hanno data, più avanti, una sala nella sede del comune.
Club 3P di Quinto, non di Santa Cristina.
Di Quinto.
Aveva un nome?
No, Club 3P di Quinto.
Il motto era “Provare, Produrre, Progredire”: 3P, era questo il significato.
Io ci credevo quando ho iniziato. Nell'agricoltura io ci ho creduto. Abbiamo cercato di emancipare il discorso produttivo nostro. Abbiamo fatto le prove anche della soia, che qua non sapevano neanche cosa fosse la soia. Abbiamo iniziato a prendere un terreno in affitto, nel 1958-60, nei primi anni Sessanta.
La Coltivatori Diretti di Treviso forniva un tecnico; il nostro era Nervo Lino, che era consigliere regionale della Coltivatori Diretti, e poi è passato consigliere regionale a Venezia nel 1970. Portava avanti quelli che erano i problemi dell’agricoltura, quali erano tutte le difficoltà e quali erano i pregi e i difetti, del sistema, dell’organizzarsi.
Sei andato a scuola oltre le elementari?
Ho fatto le elementari e dopo ho cercato di fare le medie serali; ho fatto un anno ma poi non sono più andato avanti perché…
Ho avuto esperienze dirette, di persona e non di studio, perché se le avessi avute di studio sarei andato anche più avanti, forse.
04:02 Il 3P era una scuola agricola. Ti insegnavano le basi fondamentali di quella che era la produttività, quali erano i prodotti tipici della zona, qual era un discorso di inserirsi dentro al mercato, di conoscenza del mercato. 


Didascalia originale: "Club 3P di Badoere - Preparazione campo
sperimentale condotto in comune per la coltura di ortaggi".
Una relazione di Adolfo Osti, Direttore della Federazione
Provinciale Coltivatori Diretti di Treviso, informa che i Club 3P
"da due anni a questa parte sono sorti nella nostra Provincia.
Essi sono complessivamente in numero di 15 per un totale
di numero 268 allievi". 
(Terra Trevisana, giugno 1959).

Anche sui trattamenti fitosanitari, a un certo punto abbiamo fatto dei corsi, ci preparavano ad utilizzarli. Non so, una volta c’era il DDT che era nocivo, ci dicevano no questo, i tempi di carenza, tutte queste cose qua.
Quindi era anche una scuola pratica.
Per davvero. 
Dopo, quello che mi ha tradito è stata la politica, i nostri governanti di cui non ho più avuto fiducia. Perché noi avevamo un credo nell'essere produttori, imprenditori agricoli. Una volta, nel 1974-75, abbiamo partecipato, con una cassa da morto, a una manifestazione a Trieste contro il governo perché ci ha sotterrato [l'agricoltura]…
Con il 3P di Quinto abbiamo poi affittato dei campi di terra, anche una vigna a Ponzano di cinque ettari.
In cooperativa?
Sempre come gruppo: non abbiamo formato una cooperativa. Però abbiamo fatto anche un movimento interno, così per tentare di fare una cooperativa, lavorando assieme. Abbiamo preso questi dieci campi, cinque ettari di vigneto, eravamo iscritti alla cantina di Villorba e abbiamo acquistato anche delle botti per i trattamenti.


Club 3P di Treviso: due momenti della Gimkana trattoristica 
nazionale organizzata a Badoere. (1972 ca.)  
 Foto tratte dal volume "Terra del mio paese", Giovanni Brotto, 1986 

Avevamo anche acquistato dei tagliaunghie per le bestie e dei trinciastocchi… Tutti insieme e ce li scambiavamo. Eravamo arrivati anche a pensare di comprare la macchina che schiaccia il mais, che fa i fiocchi, abbiamo tentato anche quello. Siamo partiti, siamo andati a vedere un allevamento di maiali dove facevano questi fiocchi di mais, e insieme con Nervo abbiamo cercato di chiedere un contributo alla Regione Veneto per acquistare la macchina. Avevamo anche trovato di metterla dentro alla casa di un socio, Gomiero, che aveva accettato perché aveva macchine per conto terzi. Però alla fine quando era l’ora di decidersi a fare, proprio chi aveva più vacche in stalla si è ritirato. Noi che avevamo 10-12 vacche eravamo piccoletti, ma chi aveva 40-50 vacche … “ah, ma dopo non c’è interesse” … così è successo che invece di essere all'avanguardia  quando hanno visto che erano necessari questi fiocchi andavano a comprarli da Cazziola che era un commerciante, e lui li ha fatti. Hanno speso soldi, mentre potevamo averlo noi il prodotto, farcelo noi. Hanno capito pochino, quella volta.
07:17 Poi c’erano i figli che venivano … e mentre io ero lasciato libero di poter fare da mio papà … altri erano ancora assoggettati ai genitori, che erano “radicati”, duri, che non li lasciavano fare e sviluppare.
Tuo papà era un uomo aperto.
Eh, mio papà, qualsiasi cosa che gli chiedevo di fare… Quando sono partito con le serre, se c’era da acquistare nailon, roba, lui era sempre disponibile.
Avevo fatto anche una serra di pomodoro, perché avevo visto che l’Asolana [cooperativa], facendo pomodoro prendeva soldi e io qui ho messo giù una serra di pomodori, negli anni ’64-‘65-’66.
Quindi come Club 3P, ricapitolando, facevate sia sperimentazioni…
08:00 … produttive, sul campo; riunioni serali ogni 20 giorni: ci trovavamo e ognuno portava il suo esempio, le sue esperienze, le difficoltà che c’erano e si discuteva e si andava avanti.
Veniva sempre Nervo, il tecnico, e dopo faceva arrivare anche altri tecnici se avevamo bisogno di un tecnico della viticoltura, o della zootecnia o di un veterinario…




L'on. Paolo Bonomi, presidente della Coldiretti 
(Federazione Nazionale Coltivatori Diretti)
e il gotha della Democrazia Cristiana trevigiana alla premiazione 
della fase finale della Gimkana Trattoristica Nazionale, organizzata a Badoere 
dalla segreteria provinciale dei Club 3P di Treviso, 1972 ca. 
Da Sx. Paolo Bonomi, al microfono, il ministro Mario Ferrari Aggradi (DC) 
e il deputato Primo Schiavon (DC), seduti, in giacca nera. 
Alle loro spalle, con giacca bianca aperta, il colonnello Pietro Curci, 
presidente della Camera di Commercio TV. 
In primo piano, ai piedi del palco, Lino Rossi. (Foto g.c. da Lino Rossi)
Mi hai detto tante cose … volevo parlare in italiano perché sei una personalità e ho dovuto parlare in dialetto anche con te!
Va ben dai, manteniamo questa lingua!
Sono d’accordo, ma siccome ho visto che dei Club 3P ci sono pochissime notizie, su internet è fatica trovare notizie sui Club che pure hanno avuto questa funzione importantissima…
Perché dopo sono venuti avanti i 4H americani: quelli hanno avuto più spazio e avevano lo stesso simbolo dei 3P.
08:58 Ricordo che una volta a Bergamo abbiamo partecipato a un convegno europeo di tutti i club: 3P, 4H e i movimenti di tutta Europa. Siamo stati 4-5 giorni ed è venuto a farci una lezione anche l’onorevole Aldo Moro e mi ricordo che in quegli anni là - siccome ero un imprenditore anche abbastanza così … - ricordo che ho conosciuto anche un’irlandese, dell’Irlanda del Nord. Madonna, proprio innamorata, morta… voleva anche sposarmi, per dire!
Erano scambi commerciali, di idee, di sistema. Era bello! Era partito bene come movimento, c’era da crederci…
E tu ci hai creduto.
Sì, io ci ho creduto. Quando sono entrato, che avevo 23-24 anni, come presidente provinciale dei Club 3P - prima c’era Garbuio, dal 1956 fino [al 1970 ca.] - ho fatto il presidente per una quindicina d’anni ed eravamo arrivati a 64 club in provincia di Treviso.
Su 80 comuni, si può dire che in ogni comune ce n’era uno.
10:11 Esatto, e avevamo 52 club maschili e 12 femminili. Perché c’erano anche dei club femminili, dove facevano i lavori fatti in casa all'uncinetto, far bene da mangiare perché ormai le ragazze dovevano sposarsi e dovevano anche saper fare in famiglia.


Il Club 3P femminile di Farra di Soligo.
 (Terra Trevisana, dicembre 1960)
Quando arrivava il presidente provinciale dalle ragazze, io e Gemin [Giorgio, il direttore provinciale dei Club 3P], eravamo due fusti ed erano tutte innamorate di noi. Tu pensa: [anche] solo una visita all'anno, facevo 64 visite in un anno. Mi volevano vedere, e le donne facevano i lavori e poi facevano la cenetta, preparavano i manicaretti, i dolcetti e noi si assaggiava ... brave, avanti, il discorso, viva!
Era un movimento veramente interessante.
All'epoca direttore della Coldiretti era Amedeo Scardellato. Era duro come direttore, veramente un personaggio duro, però dava soddisfazione: quando vedeva che la gente si impegnava lui dava soddisfazione.
Presidente era l’on. Primo Schiavon di Roncade.
Ma era contadino davvero, come è scritto nella sua biografia?
Schiavon sì, aveva un’azienda agricola.
Cosa faceva in questa azienda, era una grossa azienda?
Aveva stalla, a Roncade, aveva un po’ di vigneti, roba così; non orticoltura, faceva mais e zootecnia.
Perché ho visto nelle note del Parlamento “agricoltore”; pensavo fosse un modo di dire, invece lo era proprio.
Sì, posso testimoniarlo io. Io sono stato a casa sua, tante volte.
E Lino Nervo era dottore in agraria o perito?
Era perito, e veniva da Bessica di Loria. In quegli anni là era all'altezza per rappresentare l’agricoltura in Regione Veneto. Ricordo sempre che una volta ho detto a Nervo:
12:13 “Tu sei in regione, però ricordati che la collina si sta spopolando”. Noi qua in pianura abbiamo bisogno alcune robe, e lui si era interessato per acquistare la macchina fioccatrice, però la collina … Quando andavo nei club dell’Asolano, a Crespano del Grappa e fin su a Colbertaldo … in quelle zone là ci dicevano: “Noi qua non abbiamo possibilità, con le colline così, avremmo bisogno di un aiuto, di un sostegno” e una volta ho detto a Nervo: “Fai una proposta in Regione di dare a chi ha cinque vacche in stalla 500.000 lire all'anno per ogni bestia”. Così questi, invece di andar fuori all'estero, far l’esodo … ci restano in collina, ci puliscono la collina e si prendono qualcosa da vivere, ma se tu non dai niente non possono vivere in ristrettezze. E abbiamo visto che adesso … cosa costa mantenere le colline e la montagna? Costa più di 500 euro! E con le vacche avrebbero fatto latte, formaggi, producevano.
Per quello ce l'ho su ... e quella volta con la cassa da morto siamo andati là contro lo stato, contro il governo che non hanno capito i problemi dell’agricoltura.
Che pure era un governo della Democrazia Cristiana.
Eh, ma l’hanno abbandonata. Loro avevano altri interessi sotto.
Abbiamo visto le quote latte. Cosa hanno fatto, dopo? Hanno messo le quote latte in Italia, che facevamo 120 milioni di quintali, ne hanno messo 90 milioni; alla Germania e all'Olanda ne hanno messo di più e a noialtri qua cosa hanno fatto? Hanno fatto gli interessi di chi? Dell’industria e hanno sacrificato l’agricoltura.
Anche da un punto di vista sociale ha avuto una funzione importante il Club 3P.
Ha fatto istruzione tecnica per formare veramente degli imprenditori agricoli, quando si usciva dal Club 3P dopo otto-dieci anni di partecipazione. Incontri serali, scambi di opinioni e di idee per sviluppare e per far meglio. C’erano le gare su chi faceva meglio il prodotto, era un discorso di concorrenza proprio.
Facevate gare in che senso?  
14:04 Gare… uno produceva, e poi andavi a vedere il campo se aveva prodotto meglio del tuo; si facevano trattamenti, si discuteva. Tutte queste prove qua: provare produrre progredire, è questo il discorso.
Veniva messo in pratica, insomma, questo discorso.
È andato in pratica, ma veramente, ma su tutto. Se guardiamo … sono venute fuori le cooperative.
Io ci credevo, ma sono stato tradito, dalla politica.
Sto pensando, prima ancora della politica, anche da un punto di vista così più generico... mi ricordo che fra un operaio e un contadino, la ragazza sceglieva l'operaio.
Beh io no, io non ho mai avuto paura di star senza una ragazza, perché in quegli anni mi chiamavano Little Tony. Stavo bene, ero orgoglioso del mio lavoro, io non ho mai avuto problemi.
Non è che dicessero “non sposo il contadino”?
No, no, anzi! Mi correvano dietro, non avevo problemi, da quel lato là.
Però è un dato di fatto che tanti…
... sarà stato magari perché io ero più solare, più aperto e poi avevamo anche il lavoro orticolo, perché noi qua avevamo cominciato a fare radicchio, peperoni, piselli…
Ma tanti hanno abbandonato. Perché abbandonavano la campagna, negli anni Cinquanta-Sessanta?
15:20 Beh, negli anni Cinquanta-Sessanta è successo che quelli che andavano a studiare, quelli non facevano agricoltura, e - se diciamo onestamente - sono rimasti quelli più “freddetti”, non dico meno intelligenti ma … erano tanti di loro che rimanevano in casa; perché non avevano uno spirito interiore di andar fuori a lavorare, sotto padrone, o iniziare qualche attività; e l’agricoltura ha sofferto di questo.
Tu dici: “I migliori se ne sono andati”.
Eh … ma una gran parte, anche di bravi, sono rimasti in azienda, hanno fatto… che dopo, col Piano Verde n. 1, mi ricordo che Scardellato ha sistemato tante aziende, dando coraggio a questi giovani di acquistare i terreni, che in quegli anni là l’unico toccasana è stato proprio quello: che gli hanno dato [un prestito] trentennale all'uno per cento, il Piano Verde, che dopo venti anni con una cesta di noci pagavi la rata, per dire. Quella è stata l’unica cosa fatta bene. Chi ci ha creduto si è fatto le aziende fatte bene, tanto qui che a San Biagio di Callalta, in tutte le parti dove c’erano i 3P.
Parte di quelli che lasciavano i campi…
... avevano più intraprendenza, eh sì, avevano più coraggio a rischiare fuori. Invece chi era più “freddetto” restava a casa insieme con suo papà e sua mamma… e dopo non hanno neanche più tanto sviluppato l’azienda, sono rimasti fermi; infatti le aziende sono morte anche per quello, perché dopo non sono state più sostenute.
Sempre all'interno della Democrazia Cristiana c’era quell'altra organizzazione, qui nella Castellana…
16:42 Sì, era il CECOMA, il CECAT, dove c’era la linea di [Domenico] Sartor che aveva la scuola agraria. Anche loro avevano un movimento di istruzione, tecnico culturale, anche loro sono partiti e ci sono famiglie che anche oggi, quelli che sono stati bravi e si sono fatti un apprendistato, hanno le aziende fatte bene. Però loro erano più portati a fare tante cooperative. Purtroppo dopo, negli anni ’60 - ’70 sono crollate tutte perché non avevano quella tecnologia e sistema da poter sopravvivere.
L’organizzazione sindacale della Coltivatori Diretti era più grossa, non poteva soccombere. Però come ideologie erano uguali, di istruzione per i giovani, altro che [con Sartor] erano più spinti a fare cooperazione.
Facevano scambi fra scuole, istituti professionali. Era una roba positiva.
Sì, sì, era positiva, però…
Avevano scuole a Zerman, a Zero Branco…
Sì, lo so, ma sono state tutte scuole che dopo sono sparite, col tempo.
A Zero Branco non c’è più la scuola?
Non ci sono più scuole agrarie, non c’è più niente, ormai.
Dopo, da presidente dei 3P sono entrato nel 1970 come assessore comunale a Quinto; ho fatto cinque anni l’assessore. Poi nel[le elezioni del] 1975 c’era la Coltivatori Diretti che doveva mandare uno a Roma. I nomi che correvano erano Rossi (io) e Zambon. 
Bruno Zambon veniva dal Movimento Giovanile e io venivo dai 3P. Hanno scelto Zambon. Lui è andato a Roma e io sono andato in Provincia, ho fatto cinque anni in Provincia, con [Carlo] Bernini, [Marino] Corder e loro là. Lui ha seguito la carriera politica e io nell'80, visto che non trovavo sfogo in politica, perché quello che si diceva erano tutti falsi, bugie, promesse e basta … non ho più partecipato. Ho fatto dieci anni di politica gratis et amore Dei, senza prendere cinque lire. Ho fatto cinque anni di assessore a Quinto, cinque anni in Provincia e non ho mai preso cinque lire, invece adesso prendono un sacco di soldi. Allora dico: non ha ordinato a nessuno, il dottore, di andar far politica, come adesso che vivono di politica in eterno. Uno quando ha fatto 5 anni, 10 anni, basta sta a casa, è finita; se è incapace resta a casa, invece, purtroppo…
Come mai c‘è stata questa scelta da parte della DC?
18:58 Eh, se lavoravi per loro, per il sistema… ma se lavoravi per il bene del popolo, col cavolo, non facevi mica strada. Devi essere falso, lo dico forte. I clan, i famosi clan … la mafia è di là, ma qua ci sono i clan che comandano, e se sei con loro buona, sennò ti tagliano fuori.
Proveniva dai giovani della Democrazia Cristiana o agricoltori, questo Zambon. Cioè, che differenza c’era?
C’era il Movimento Giovanile, sempre uguale. Però noialtri eravamo “Provare Produrre Progredire” era proprio il nostro motto, mentre quello era un movimento politico sindacale, il Movimento Giovanile…
Movimento Giovanile della Coldiretti?
Della Coldiretti.
Ah, all'interno della Coldiretti c’erano due organizzazioni.
Sì. Io ho fatto anche dei corsi: a Roma, di 15 giorni, su ad Auronzo - con tuo fratello - lo stesso. Facevamo i corsi di preparazione per dirigenti provinciali dei Club 3P. Si faceva anche scuola, si faceva preparazione tecnica culturale, ma si faceva anche procedura civile, preparazione. Dopo ho fatto dei corsi a Roma, di 15 giorni, dalle suore spagnole vicino a Castel Gandolfo.
Invece Zambon era del Movimento Giovanile.
Movimento Giovanile, e la Coltivatori Diretti di Treviso ha detto: “Zambon, tu vai a Roma”. Dopo l’ho votato anch'io Zambon: è andato su, e ha fatto quattro legislature.
Era contadino anche lui?
Sì, azienda agricola, su a Colfosco, aveva viti e vacche. Ci sono stato, andavo a prendere il vino per fare la mostra del radicchio.
20:33 Nel 1970 sono partito con la mostra del radicchio e dei prodotti orticoli invernali a Santa Cristina. 
Sono partito perché? Per dare uno sviluppo al sistema, per fare capire alla gente che nella nostra zona a produrre latte e carne non c’era più da prendere soldi, invece facendo radicchio, facendo culture specializzate, asparago… E questo è stato il messaggio che io ho lanciato. Perché se adesso guardiamo qua a Santa Cristina dev'essere il paese che ha più campi di radicchi di tutto il territorio, oggi.
È un’ area anche vocata, questa.
Esatto, perché abbiamo l’acqua, abbiamo i terreni e tutto. Vuol dire che la gente ha capito il mio messaggio. La mostra del radicchio non era tanto per fare la mostra. L’ho fatta per dare un messaggio a tutti quelli dei 3P, a tutti i giovani, che chi voleva stare dentro all'agricoltura facendo orticoltura e facendo radicchio poteva avere un realizzo di reddito maggiore che ad allevare vacche, in questa zona qua…


1973 - Il banco con i radicchi dei soci del Club 3P di Quinto
alla mostra di Treviso, sotto la Loggia.
Da sx:  Gasparini [...], Giannino Dotto, Lino Rossi, 
Angelo Feltrin e Lino Gasparini. (Foto g.c. da Lino Rossi)

Un messaggio che è stato recepito.
21:25 Sì, infatti il mio orgoglio era quello: che ho dato un messaggio, che è stato recepito veramente, ed è importante.
Quindi adesso arrivato a 70 anni, un’età in cui si possono fare dei consuntivi, puoi essere orgoglioso del tuo lavoro.
Eh sì, perché basta che tu guardi qua in giro, sui campi di radicchio possono decollare gli aerei, ci sono “aeroporti” dappertutto, perché ci sono dieci-quindici campi di radicchi in ogni azienda. Mica poco, ragazzi!
Quindi ci hanno creduto. Non ci sono più stalle e vacche, hanno fatto tutti capannoni con la loro acqua potabile e tutto quanto.
Altro che manca però qualcosa. Il messaggio che ho dato non lo hanno recepito bene. È una critica che faccio. Perché c’è un po’ d’invidia, di orgoglio, di non so cosa tra i produttori. Perché ogni uno è un “santo produttore”, ogni uno sa.
Invece nel sapere bisogna sapersi organizzare e difendere, aver il prodotto per il manico del coltello, essere noi determinanti. Non fare, produrre e dopo dare in mano il prodotto agli altri: gli altri non faranno mai i nostri interessi. Qualsiasi commerciante, qualsiasi cooperativa, tutto quello che vuoi, prima fanno i loro interessi e poi fanno i tuoi. E questa è una piaga che a me duole proprio, perché noi avremmo l’oro in mano, qua. L’ho sempre detto, sono anni che predico: il radicchio rosso sarebbe l’oro, basta saperlo proteggere.
Invece, purtroppo… 
Io credevo, dopo la mia era, dopo i miei anni giovani, che adesso i produttori di trenta-quarant'anni, che ce ne sono, capissero. Peggio di noi una volta! Noi avevamo più buon senso. Sono più egoisti, vogliono sapere tutto e non hanno niente nel commerciale. Sono in mano a tutti gli altri.

***

Lino Rossi, come mi ha riferito in altra parte dell'intervista, ha abbandonato la politica ma non le associazioni dei produttori ortofrutticoli, nelle quali ha raggiunto posizioni di vertice. 
Dal 1978 ricopre la carica di presidente dell'APOMT (Associazione Produttori Ortofrutticoli della Marca Trevigiana) - espressione della Coldiretti - trasformatasi nel 1991 in APOVF (Associazione Produttori Ortofrutticoli Veneto Friulana) associata UNAPROA (Unione Nazionale fra le Organizzazioni dei Produttori Ortofrutticoli, Agrumari e di Frutta in Guscio), di cui è consigliere.
Dal 1988 è proprietario dell’Agriturismo Al Sile, a Santa Cristina di Quinto Treviso, dove lavorano tutti i suoi quattro figli.


Il primo incontro con Lino per realizzare questa intervista avviene nei suoi campi in una tarda mattinata d'agosto. 
"È dalle sei di stamattina che sono qua a lavorare", mi dice indicando il verde dei radicchi in piena vegetazione (e sullo sfondo la sagoma della catena del Grappa che pare di toccare con mano). Poi mi porta a visitare oche e maiali che alleva per le necessità dell'agriturismo. 
Agriturismo vero. (Camillo Pavan)




Lino Rossi all'ingresso del suo "Agriturismo Al Sile".
L'11 novembre 2013 l'Agriturismo Al Sile di Lino Rossi
e famiglia ha compiuto il primo quarto di secolo.

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